Si interessa alla recitazione al liceo e ottiene dopo poco i primi ruoli televisivi (Don Matteo e i Cesaroni), prende parte a diversi cortometraggi e film (piccolo ruolo in “Che strano chiamarsi Federico” di Ettore Scola) e si convince che fare l’attore sia, tutto sommato, piuttosto facile. Decide allora di iscriversi alla Facoltà di Medicina e Chirurgia laureandosi con il massimo dei voti nel 2020. All’età di ventisei anni scopre che fare l’attore non è affatto facile come si era immaginato. Disperato per l’assenza di interesse del mondo del cinema nei suoi confronti, con una laurea che quattro anni di analisi non sono ancora riusciti a spiegare e traumatizzato dai mesi di quarantena che lo spingono a guardare nell’abisso (anche l’abisso ha ovviamente guardato dentro di lui: attendiamo con trepidazione di sapere cosa abbia visto), decide di scrivere il monologo “Dio non parla svedese”, per la regia dell’inseparabile compagno (all’occorrenza Sancho Panza o Don Chisciotte) Ludovico Buldini, che gli spalanca le porte del misterioso e inquietante mondo del Teatro Off. È amore a prima vista. Un amore passionale, tormentato – uno di quegli amori in cui ci si rinfaccia di essersi reciprocamente rovinati la vita, in cui si rimpiange ciclicamente il giorno dell’incontro fatale-, un amore forse sbagliato; ma pur sempre un amore.
Titoli a catalogo
Dio non parla svedese
Diego Frisina
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